Loading

Ma quindi, quale sarà l’Italia di Mancini?

Un’analisi in prospettiva su modulo, gerarchie e possibili nuovi innesti dopo le prime 4 partite

La gestione puramente italiana del decorso post Zenica e il sentimento generale di rassegnazione all’immutabilità delle dinamiche del nostro calcio, hanno contribuito a creare una certa distanza dagli eventi della Nazionale. Tuttavia,

Il bilancio del primo mini-ciclo di Mancini bis non può che essere considerato positivo e incoraggiante: 4 formazioni diverse, 24 giocatori impiegati – tra cui diversi volti nuovi, che hanno ben figurato -, gioco gradevole e nuove gerarchie che iniziano a delinearsi, all’insegna della freschezza che l’inizio di un nuovo corso deve portare con sé. 

All’infuori di un brutto primo tempo contro il Belgio, dalle prime uscite di Nations League il segnale più importante è quello di una ritrovata identità: l’Italia è tornata a stare bene in campo e a riconoscersi in idee e concetti chiari, trasmessi con efficacia in pochi giorni di lavoro.

Abbiamo visto una squadra non ancora capace di dominare per lunghi tratti, ma che sa esattamente cosa fare quando è in possesso e che non rinuncia mai a giocare il pallone, neanche a Saint-Denis con la Francia. In questo, il blocco medio-basso (ben eseguito in diverse fasi), ha permesso di difendere con ordine e ribaltare velocemente il campo con associazioni rapide nello stretto. 

Ne è un esempio il dato sul possesso palla: gli uomini di Mancini hanno avuto il predominio della sfera soltanto nel secondo tempo di Roma (62%) e nella prima frazione di Istanbul (58%), ma hanno saputo gestire bene il pallone nei momenti caldi della gara, riuscendo più di una volta ad aprirsi il campo costruendo dal basso, con giochi di catene laterali o combinando con qualità e interscambio di posizioni sulla trequarti avversaria. 

Il primo passo è stato ricostituire quella base di fiducia e certezze, su cui Mancini intende costruire il futuro: a cominciare dal modulo. Il 4-3-3 è la struttura designata, quella che il CT preferisce, con cui ci portò sul tetto d’Europa. Quanto all’undici titolare, si può iniziare a tracciare una prima bozza. 

Il nostro fuoriclasse indossa i guanti. Davanti a lui, la solidità sembra essere finalmente ritrovata: tanti buoni segnali, a cominciare dalla leadership di Bastoni, mai così sicuro e determinante fuori dalla comfort zone di braccetto. Al suo fianco, la staffetta Mancini-Scalvini ha convinto. Sulla destra, l’auspicato passaggio di testimone Di Lorenzo-Kayode pare finalmente essersi concretizzato, in attesa di capire le sorti del desaparecido Palestra. 

Sulla sinistra, il rendimento tecnico-tattico ai limiti della perfezione di Calafiori non può che aprire il dibattito “Dimarco”: con questo modulo e queste richieste, quale sarà la sua gestione? Al momento, se si dovesse indicare un titolare per quella posizione, risulterebbe difficile non invocare un plebiscito per il terzino dell’Arsenal, per motivi di gamba, fisicità, tenuta nell’uno contro uno, capacità di accorciare forte in avanti e condurre dentro al campo. Ma è davvero fattibile tenere fuori un giocatore determinante come il laterale dell’Inter? Ѐ questo il primo vero nodo dell’Italia del futuro. 

Per quanto riguarda il centrocampo, le gerarchie appaiono delineate per due terzi: inamovibili Barella e Tonali, con il terzo interprete designato a seconda della partita. Le abilità di incursore di Frattesi, la brillantezza di Doumbia, la qualità di Fagioli o la gestione di Romano. Le soluzioni sono diverse e di buon livello. Senza dimenticare un assente che, nell’ombra, raduna un po’ tutte queste caratteristiche: Bryan Cristante.

Il tema principale, però, si apre in attacco. Se tra Pio Esposito, Kean e Scamacca la scelta per un solo posto è ampia, con l’attaccante dell’Inter sempre più lanciato verso la titolarità, è invece evidente la carenza di esterni offensivi. Che in uno schieramento come il 4-3-3 non sono esattamente un dettaglio. 

Moise largo non ha convinto, Seba Esposito e Raspadori hanno mostrato buona capacità di dialogo sulle trequarti, ma faticano in ampiezza e difficilmente creano superiorità in conduzione; lo stesso vale per Maldini. Di Ali Zoma non abbiamo visto ancora nulla. Di Chiesa si sono ormai perse le tracce. 

Al momento, tra i convocati Vergara risulta l’unico esterno – anche se è improprio definirlo così per la mole di funzioni che svolge – credibile per un prossimo futuro (a meno che Mancini non intenda ripescare i vari Orsolini, Bernardeschi, Berardi). 

Noi abbiamo provato ad immaginare un 11 tipo così:

Nel frattempo, l’entusiasmante U21 di Baldini pullula di giocatori offensivi con passo e dribbling, a cominciare da Koleosho – l’identikit dell’ala rapida che ci manca – e Cisse, già importante nel Milan, passando per Liberali e Fini. Per colmare il vuoto di velocità e fantasia, la soluzione migliore l’abbiamo già in casa. In tal senso, l’unico appunto in due settimane gestite in maniera ottimale da Mancini: il mancato esordio di Samuele Inácio, che ne avrebbe blindato il futuro azzurro. 

L’identità di squadra e il clima ottimista ripristinati in poco tempo – operazione non scontata viste le premesse e i tanti nuovi da inserire – permettono di guardare con fiducia ai prossimi impegni. Sarà fondamentale mantenere una visione coerente e oculata nelle scelte, per integrare in rosa le caratteristiche giuste (piuttosto che i nomi), funzionali allo stile di gioco individuato. Con l’obiettivo di una Nazionale la cui gestione assomigli sempre più a quella di un club, che lavori a stretto contatto con le delegazioni giovanili, sulla scia dei modelli vincenti europei.  

Leggi anche

Failed to load data