La Juventus continua a cercare quello che aveva già

La Next Gen produce registi e mezzali associative, la prima squadra continua a cercarli altrove

Negli ultimi anni, il progetto Next Gen è stato sicuramente il fiore all’occhiello della società bianconera. Diversi i talenti forgiati, alcune gemme promosse in prima squadra, altri venduti a cifre considerevoli e qualcuno ceduto troppo presto. In ogni caso, un modello vincente sotto tutti i punti di vista, che ha permesso di creare valore ed è stato largamente emulato.

C’è un reparto in particolare, però, in cui il sistema va in errore. Un ruolo in cui le esigenze di campo impellono da anni, la Next Gen produce a ripetizione giocatori con le caratteristiche ricercate, ma qualcosa va storto nel processo di accompagnamento e successiva valorizzazione in prima squadra. La società sperpera milioni sul mercato alla ricerca del profilo giusto – che puntualmente fallisce – e il talento viene dilapidato. Un circolo vizioso che si autoalimenta da tempo.

Fagioli, Barrenechea, Miretti, Nicolussi Caviglia, Hasa, Ranocchia. Profili tecnici, dal tasso qualitativo elevato, con capacità di gestire il pallone e doti associative di livello. Nessuno di loro è stato protetto, guidato o minimamente aspettato nel salto tra i grandi. A ognuno è mancato qualcosa, sicuramente il tempo. E una società che ha fretta, tende ad investire tanto, subito – e spesso male – per cercare di ovviare al problema. 

Oggi si discute molto del ruolo di Locatelli, spesso ritenuto non all’altezza (nonostante sia uno dei più positivi dell’ultima gestione). Eppure, negli ultimi anni la Juventus ha sborsato cifre da capogiro proprio per trovare un centrocampista con quelle caratteristiche: Arthur e Douglas Luiz su tutti, poi Koopmeiners. Una spesa complessiva di quasi 200 milioni. Tanti tentativi maldestri, che puntavano a colmare urgenti lacune di campo, ma che insabbiavano una certa mancanza di visione, in contrasto con quella lungimiranza che invece aveva caratterizzato il progetto Next Gen. 

La domanda allora viene quasi spontanea: com’è possibile che la Juventus abbia prodotto così tanti centrocampisti tecnici e associativi attraverso la Next Gen, perfettamente in linea con le necessità della rosa, senza riuscire a svilupparne davvero nemmeno uno all’interno della prima squadra? Una specie di contraddizione ontologica del progetto U23, che si inceppa proprio nel ruolo in cui la Vecchia Signora cerca di intervenire ad ogni sessione di mercato: il centrocampo.

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