Quota 72 tiene aperta la corsa Champions per tre squadre

La garanzia Spalletti, la solidità di Gasp e l’ambizione di Fàbregas si sfideranno in un girone di ritorno che non ammette errori. In attesa del ranking…

Terminato il girone d’andata, con l’asterisco dei recuperi dovuti alla supercoppa, i blocchi della classifica di Serie A sembrano essersi delineati: Inter, Milan e Napoli dovrebbero essere destinate a contendersi lo scudetto (al netto dei rumorosi pareggi interni di rossoneri e partenopei e in attesa dell’imminente scontro al vertice di San Siro) e la lotta salvezza riguarderà – con la clamorosa eccezione della Fiorentina – le preventivabili 5-6 squadre. 

Più imprevedibile si prospetta la lotta al quarto posto, la corsa per un posizionamento nella prossima Champions League, che per prestigio e soprattutto introiti economici è il passaggio fondamentale di qualsiasi progetto tecnico che intenda dirsi blasonato.

Per perseguire questo obiettivo, la dirigenza della Juventus ha deciso di affidare a stagione in corso la guida della squadra a Luciano Spalletti, affamato di rivalsa dopo la grigia esperienza da CT. Il tecnico di Certaldo è una polizza assicurativa, una garanzia di successo praticamente infallibile in Serie A: dalla stagione 2004-05, annata della sua prima qualificazione in UCL con l’Udinese, escludendo il 6° posto con la Roma nel 2008/09, Spalletti ha sempre centrato il piazzamento nelle prime 4. In altre parole, nelle ultime 11 stagioni da allenatore in Italia, per 10 volte ha raggiunto l’obiettivo minimo Champions. A livello di club, Spalletti è una figura sui generis, ma che alla fine mette d’accordo tutti: le società, per il suo profilo aziendalista, dettato dalla costanza e dall’affidabilità con cui porta a termine gli obiettivi e i tifosi, che vedono la loro squadra esprimere sempre un ottimo calcio in abbinamento ai risultati positivi. Confermandosi allenatore di campo, che ha bisogno del lavoro quotidiano per trasmettere i suoi principi ai giocatori, il tecnico toscano ha saputo lasciare in breve tempo la sua impronta, normalizzando il caos identitario in cui la Juve navigava da troppo tempo e invertendo presto la rotta. Dunque, per la qualità del gioco espresso nelle ultime uscite, il valore già alto dell’organico, che verosimilmente crescerà lavorando con Spalletti, e lo storico pressoché infallibile di quest’ultimo quanto a qualificazioni in Champions League, i bianconeri rappresentano la più forte candidata al quarto posto. 

Gasperini allenatore roma

La grande antagonista è la Roma. Dopo un inizio entusiasmante, la squadra di Gasperini ha palesato qualche limite di organico che non le ha consentito di tenere il passo del gruppo di testa. I principi di gioco sono inconfondibilmente gasperiniani, ma i giallorossi segnano pochissimo per gli standard del loro tecnico: 22 gol in 19 partite, un dato in forte controtendenza con le sue squadre, storicamente sbilanciate in avanti per la qualità debordante degli uomini offensivi. A Roma, invece, Gasp ha trovato una squadra sbilanciata all’indietro, solidissima nel reparto difensivo, retaggio della transizione Ranieri, e su questa base ha dovuto costruire la stagione, quasi sconfessando sé stesso, con esiti molto positivi contro le squadre del lato destro della classifica, ma risultati negativi con le big. Tendenzialmente, quando la Roma va sotto, perde la partita: in stagione è andata in svantaggio per 8 volte, uscendo sconfitta in 7 occasioni (6 di queste per 1-0) e ribaltando l’incontro solo a Firenze. Difficoltà di reazione spesso figlie dell’impasse offensivo di cui sopra: dal mercato passerà molto del prosieguo della stagione giallorossa. Più che di un 9 (viste le discrete risposte di Ferguson) o dell’ennesimo trequartista brevilineo, la Roma ha un disperato bisogno di un numero 11, un esterno sinistro forte nell’uno contro uno e con gol nelle gambe. Un profilo alla Lookman, per intenderci. Un innesto di questo tipo permetterebbe alla Roma di puntare in alto, forte della sua struttura di miglior difesa del campionato.

Tra i due litiganti, vuole inserirsi Fàbregas. Senza la pressione di dover raggiungere a tutti i costi l’obiettivo per ragioni di bilancio e di brand (che invece inquietano le altre due), con la spensieratezza dei suoi coscientissimi giovani e la possibilità di preparare con cura una singola partita a settimana, Cesc e il suo Como ambiscono a dare del filo da torcere alle rivali. Partita dopo partita, i lariani si sono dimostrati una candidata serissima: difficili da affrontare, sempre ben messi in campo, asfissianti nella pressione e con un’identità di gioco inconfondibile, stanno conducendo una stagione straordinariamente costante. L’unico tonfo pesante è avvenuto contro l’Inter: per il resto, 3 sole sconfitte e il titolo di miglior difesa spartito con la Roma. Nel computo, pesano i punti lasciati per strada nei pareggi contro Genoa, Cremonese, Parma e Cagliari. Un martello come Fàbregas saprà battere su questo tasto nel girone di ritorno, per limare i dettagli di una rosa giovanissima, ma completamente mentalizzata, che è riuscita a trovare soluzioni nonostante la lunga indisponibilità di Diao e ripetuti acciacchi degli uomini offensivi.

Nelle ultime 5 stagioni, la media punti della quarta classificata è stata di 71,8 pti, una proiezione perfettamente in linea con l’attuale piazzamento delle tre squadre coinvolte e che rende la corsa alla Champions ancora più avvincente. Il tutto, in attesa dei responsi del ranking UEFA: la Serie A, che conta sette squadre nelle tre competizioni, vuole provare a ripetere quanto accaduto due stagioni fa, quando permise alla quinta classificata in campionato, il meritevole Bologna di Thiago Motta, di qualificarsi direttamente al girone unico di Champions League.

Al momento, la classifica vede l’Italia al quinto posto, preceduta da Polonia, Inghilterra, Germania e Cipro. Una situazione che si delineerà una volta terminati i gironi di Champions ed Europa League e permetterà di capire il margine di posizionamento nei primi due posti del ranking, che garantiscono il posto extra in UCL.

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