Conte-Tottenham, cosa è successo dopo un buon inizio?

L’avventura di Antonio Conte sulla panchina del Tottenham sembrava essere iniziata bene: poi un calo improvviso. Quali sono i motivi?

Antonio Conte, allenatore Tottenham

Da sempre considerato l’allenatore ideale per risorgere dalle ceneri, anche il Tottenham ha deciso di affidarsi ad Antonio Contedandogli anche uno stipendio importante – per arrivare ai vertici del calcio inglese. E l’inizio prometteva bene: tre vittorie e due pareggi nelle prime cinque in Premier League e un’eliminazione – probabilmente indolore – in Conference League.

Da lì, la squadra dell’ex Inter non è più riuscita a essere continua, alternando prestazioni da top club – come in occasione della vittoria all’Etihad Stadium contro i Citizens – a delusioni cocenti, come l’ultima sconfitta in FA Cup contro il Middlesbourgh, squadra ottava in Championship.

Un Tottenham a due facce

L’esordio di Conte sulla panchina degli Spurs arriva in Conference League: una partenza razzo, con 3 gol nei primi 28 minuti al malcapitato Vitesse e un 3-0 che sembrava non lasciare dubbi. Poi due gol subiti in 6 minuti e subentra la paura: il Tottenham quella partita la porterà a casa, ma Conte nel post match dirà che “questa squadra ha paura, ha bisogno di ritrovare consapevolezza”. Una consapevolezza che sembrava aver acquisito: 7 vittorie nelle prime 11 tra campionato e coppe varie, 20 gol fatti e soltanto 9 subiti. Gli Spurs avevano scalato posizioni, agguantando anche il quarto posto.

Poi la sconfitta nella semifinale d’andata di Carabao Cup in casa del Chelsea – che ovviamente può starci – e da lì qualcosa si è rotto: nelle ultime sei partite, il Tottenham ne ha vinte soltanto due e perse quattro, segnando 9 gol ma subendone altrettanti. E Conte si è addirittura messo in discussione dopo la deludente sconfitta in casa del Burnley. A certificare il momento di crisi, l’eliminazione dalla FA Cup per mano del Boro dopo i supplementari.

Dove sta il problema del Tottenham?

Per capire meglio il problema del Tottenham, è giusto analizzare anche con chi sono arrivate le sconfitte più cocenti. Da ciò si evince che in Conte si sta ripresentando il problema già noto all’Inter nella prima stagione e mezzo: gli Spurs segnano e creano contro squadre che “accettano” di venire a pressare alti, faticano contro chi invece attende e riparte.

Le squadre di Conte hanno sempre avuto indicazioni precise: provare a giocare dal basso, indurre l’avversario al pressing e poi colpire con la giocata sulla prima punta, l’inserimento delle mezzali/trequartisti e il gioco sui due esterni letali in campo aperto. Tattica riuscita benissimo contro Manchester City e Leeds (le uniche due vittorie nelle ultime sei, con 7 gol fatti), squadre con caratteristiche simili e devote a un pressing alto e spregiudicato. Non a caso, uno dei migliori in campo è stato Kulusevski, che con velocità e qualità negli spazi ha fatto la differenza.

Il problema sorge quando il Tottenham incontra squadre come Wolverhampton, Burnley e Middlesbrough: in questi tre match, i gol segnati sono 0, le sconfitte sono tre. Conte non è ancora riuscito – ma serve del tempo – a trovare una contromisura contro squadre che rimangono basse, attendono e ripartono con qualità quando gli avversari commettono un errore in costruzione. Era un problema ricorrente nell’Inter del primo anno e nella prima metà di stagione dello scorso: ricordate il doppio 0-0 contro lo Shakhtar in Champions League?

Quale può essere la chiave di svolta?

Antonio Conte, allenatore Tottenham
Antonio Conte (Photo by Chris Brunskill/Getty Images)

Conte sta provando a rimescolare le carte, dando continuità a chi prima per diversi motivi stava giocando meno. Reguillon pare sia scalato dietro a Sessegnon nelle gerarchie: in questo modo, la fascia sinistra acquisisce più velocità sul lungo e maggior dinamismo. Da due partite però l’ex Inter e Chelsea concede anche tanti minuti da titolare a Doherty sulla destra, con Emerson Royal – giocatore che a Conte piace parecchio – relegato in panchina.

Per fare un paragone, Doherty garantisce ciò che Perisic/Darmian garantivano nella sua Inter: struttura fisica, disciplina tattica e anche buone qualità in propensione offensiva. Sessegnon, di contro, garantisce meno fisicità, ma più velocità e cross in area per gli attaccanti: con le dovute proporzioni, ciò che Conte chiedeva ad Hakimi.

Nell’attesa che rientri Skipp a ridare equilibrio e ordine a centrocampo, Conte deve anche sperare che Kane torni a segnare con regolarità: la cosa certa è che l’attaccante inglese – grazie all’ex Inter – aveva ritrovato fiducia e gol. Una sola rete segnata nelle prime dieci di campionato, ben sette nelle ultime undici con il nuovo allenatore. Gli Spurs intanto, dopo l’eliminazione in FA Cup, chiuderanno la quattordicesima stagione senza un trofeo: ad Antonio Conte non rimane che raggiungere il quarto posto per salvare la stagione. D’altronde i punti di distacco dal Manchester United (quarto in classifica) sono soltanto 5 e il Tottenham deve ancora recuperare due partite.

A cura di Domenico Cannizzaro

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