Monza, Venezia e Frosinone: cosa dicono i dati storici sulle neopromosse
Analizziamo le tre neo promosse di questo campionato di Serie A 2026/27: Monza, Frosinone e Venezia
Tre squadre sono salite e, come ogni agosto, qualcuno ha già deciso chi tornerà giù entro maggio. I numeri delle ultime stagioni raccontano una storia meno comoda. Non indicano la squadra condannata. Misurano quanto sia sottile il margine tra restare in Serie A e ricominciare dalla B.
Una moneta lanciata in aria
Negli ultimi dieci campionati le neopromosse hanno mantenuto la categoria in quindici casi su trenta. Metà esatta. Il dato sembra rassicurante finché non si guarda l’altra faccia della statistica: nessuna stagione recente ha visto salvarsi tutte e tre, e nessuna le ha viste scendere insieme.
Quell’equilibrio dura da parecchio. Per trovare un’annata con il terzetto completo ancora in A bisogna risalire al 2007-08, oppure al 2008-09 se si segue un conteggio diverso, perché le fonti italiane non vanno d’accordo. In agosto le classifiche riempiono ogni schermo e ordinano qualsiasi cosa, dalle probabilità di salvezza agli elenchi dei migliori casino AAMS, sempre con la promessa di rendere immediata una scelta che immediata non è. Il campo poi decide per conto suo.
Un secondo numero aiuta a capire la scala. Dal 2005-06, prima stagione a venti squadre con tre promozioni stabili, sono retrocesse ventuno neopromosse su cinquantaquattro, poco meno del 39 per cento. Il decennio più recente ha spinto quella percentuale fino al cinquanta. Restare costa più fatica di prima.
Tre percorsi che non si somigliano
Chiamarle “le neopromosse” mette insieme storie parecchio diverse, e la Serie B 2025-26 lo ha mostrato bene. Ecco da dove arriva ciascuna:
- Il Venezia ha vinto il campionato cadetto con 82 punti, squadra più continua del torneo sotto la guida di Giovanni Stroppa, dopo una sola stagione di purgatorio.
- Con 81 punti e un 5-0 al Mantova all’ultima giornata, il Frosinone di Massimiliano Alvini si è preso la seconda promozione diretta, due anni dopo l’ultima retrocessione.
- Terzo posto in regular season, poi la finale playoff contro il Catanzaro: 2-0 fuori casa, 0-2 al ritorno, promozione al Monza di Paolo Bianco grazie al miglior piazzamento.
Alle spalle del Frosinone è cambiata anche la proprietà, con l’80 per cento delle quote passato al fondo statunitense Clara Vista. I nuovi soci hanno comunque confermato Alvini in panchina, scelta poco frequente quando arriva un fondo.
La quota salvezza non è più quella di una volta
Guardate i punti, non i nomi. Negli anni recenti la soglia per restare in Serie A si è abbassata parecchio e spesso sono bastati poco più di trenta punti. Prima ne servivano molti di più, e qualche squadra lo ha scoperto nel modo peggiore.
Tre casi rendono l’idea meglio di qualsiasi media:
- Il Carpi chiuse la stagione 2015-16 con 38 punti e retrocesse lo stesso, con un punto in meno di Palermo e Udinese.
- Stessa quota, 38, per l’Empoli nel 2018-19. Stesso esito.
- Nove punti sopra quella soglia, il Verona nel 2019-20 arrivò nono a quota 49, miglior piazzamento di una neopromossa nell’ultimo decennio.
Trentotto punti che non bastano e poco più di trenta che salvano, nella stessa lega, a pochi anni di distanza. Chi costruisce una rosa in estate lavora su un bersaglio mobile. Auguri.
E il primo turno?
Weekend d’apertura duro per tutte e tre. L’Inter ha travolto il Monza 4-1 a San Siro, il Venezia ha perso 0-2 in casa contro il Lecce, il Frosinone ha ceduto 0-1 alla Juventus con un colpo di testa di Bremer. Tre sconfitte su tre. Sorprende? Non molto, visti gli avversari sorteggiati dal calendario.
Leggere un campionato dopo novanta minuti resta comunque un esercizio inutile, soprattutto con il mercato aperto fino al 1 settembre. Le rose di agosto non sono quelle di ottobre e sulle neopromosse un singolo innesto sposta più equilibri che altrove. Chi scende dopo una sola stagione incassa dieci milioni di paracadute. Meglio non doverli contare.